21 Aprile 2024
Attualità

Emanuela Orlandi, la storia tra misteri e rivelazioni: punti chiave

Si riaccende l’attenzione sulla storia di Emanuela Orlandi, la ragazza sparita misteriosamente nel giugno del lontano 1983. Non ci sono mai state risposte concrete, ma solo tanti misteri e segreti mai svelati sulla sparizione della giovane che ha attirato l’attenzione del mondo. Il Vaticano nel 2023 ha riaperto un’inchiesta e ha così riacceso i riflettori sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana. Ripercorriamo ora insieme tutte le fasi che riguardano uno dei misteri italiani mai risolti.

Emanuela Orlandi la storia: le ipotesi

Emanuela Orlandi è stata rapita a 15 anni nel giugno del 1983, si pensa all’uscita della scuola di musica che frequentava a Roma, precisamente in piazza Sant’Apollinare. Non si è mai risaliti al mandante di questo rapimento, ma ci sono state varie ipotesi, tra cui quella che riguarda il coinvolgimento della banda della Magliana. Molti ipotizzano che dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi ci sia un uomo del Vaticano. Tanti misteri e piste, ma ancora oggi nessuna verità avanza. D’altronde la ragazza non è mai stata ritrovata, né viva e né morta. In tutto questo, i suoi familiari hanno sempre puntato il dito contro la Chiesa, con l’accusa di omertà. Infatti, il fratello Pietro Orlandi si è più volte detto convinto del fatto che in Vaticano chi conosce la verità preferisce non parlare o almeno non può più farlo perché ormai è morto.

Caso di Emanuela Orlandi collegato all’attentato di Wojtyla

Si è spesso ipotizzato che i due casi fossero collegati. In particolare il rapimento di Emanuela Orlandi è sempre stato associato all’attentato subito da Giovanni Paolo II. Il motivo? A generare questo sospetto furono delle telefonate anonime. Tra queste ha attirato l’attenzione quella dell’Americano, un uomo mai identificato con accento anglosassone. Quest’ultimo affermava di essere il sequestratore e chiedeva una linea telefonica diretta con il Vaticano. Diceva che avrebbe liberato Emanuela solo in cambio della liberazione di Ali Ağca, l’attentatore di papa Wojtyla. L’Americano chiamò a casa Orlandi, facendo ascoltare ai familiari un nastro con la voce di una ragazza romana registrata.

Dopo queste chiamate, ce ne furono altre. Nonostante questo, le telefonate dell’Americano non riuscirano ad aprire alcuna pista reale. Infatti, c’è da considerare che in questo caso non uscirono fuori prove che dimostravano che Emanuela era un suo ostaggio. Si è, però, ipotizzato che la ragazza fosse finita nelle mani del gruppo Lupi Grigi, l’organizzazione di cui faceva parte l’attentatore turco Ali Ağca.

Pietro Orlandi ha anche avuto un colloquio con Ali Ağca, nel quale quest’ultimo affermava l’ipotesi del rapimento per mano del Vaticano. Non solo, l’attentatore avrebbe fatto il nome di un cardinale. Peccato, però, che avrebbe smentito tutto parlando sempre con Orlandi. Ali Ağca è stato ritenuto un soggetto inattendibile, in quanto le sue rivelazione sono state considerate non credibili e infondate.

Collegamento tra scomparsa di Emanuela Orlandi e De Pedis

Una svolta è arrivata nell’anno 2005, quando il programma televisivo Chi l’ha visto? ha ricevuto in diretta una telefonata da una persona anonima, che ha chiedeva di vedere chi è sepolto nella basilica di Sant’Apollinare. La struttura è situata proprio vicino all’Accademia che Emanuela frequentava. Il defunto in questione era Enrico De Pedis, chiamato Renatino. Si trattava del boss della Banda della Magliana, ucciso nel febbraio del 1990. La domanda che tutti hanno iniziato a porsi da quel momento è stata: perché un criminale era stato sepolto in Vaticano?

Nel 2008 le indagini si sono ancora concentrate sulla banda della Magliana. In particolare, l’attenzione si è riaccesa sull’organizzazione criminale quando Sabrina Mirandi, che è stata per qualche tempo la compagna di De Pedis, ha rivelato che Emanuela Orlandi è stata uccisa e che il suo corpo è stato gettato in una betoniera a Torvaianica. La donna si è detta certa del fatto che la ragazza sia stata rapita dal boss e tenuta prigioniera vicino a piazza San Giovanni di Dio. Non solo, ha assicurato che la 15enne era stata poi consegnata a dei prelati.

Anche in questo caso, però, non ci sono stati dei riscontri concreti sul rapimento di Emanuela Orlandi. Sabrina Minardi, inoltre, cade più volte in contraddizione quando viene sentita dagli inquirenti. Nel 2010 le indagini si sono concentrate anche su altre persone vicine a De Pedis ovvero l’autista Sergio Virtù, i due collaboratori Angelo Cassani (Ciletto) e Gianfranco Cerboni (Gigetto), il monsignor Pietro Vergari. Quest’ultimo è stato fino al 1991 rettore della basilica di Sant’Apollinare, luogo dove si trova appunto la tempo di De Pedis.

Nel 2012 è stata aperta la tomba del boss, il cui corpo è stato identificato. Nonostante questo, non è emerso alcun dettaglio rilevante sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Caso Emanuela Orlandi: Accetti e poi l’archiviazione

Nel 2013 sono spuntate nuove rivelazioni, quelle del fotografo Marco Fassoni Accetti. Quest’ultimo si è detto sicuro che la scomparsa di Emanuela fosse collegata con trame internazionali ordite alle spalle dell’allora Pontefice. Una consulenza psichiatrica, però, ha poi confermato che l’uomo aveva degli importanti disturbi della personalità.

In seguito, nel 2015, i magistrati hanno chiesto l’archiviazione dell’inchiesta in quanto tutte le piste seguite non hanno fornito mai elementi concreti per chiedere il rinvio a giudizio di un indagato. La conclusione è stata recepita prima dal gip e poi confermata dalla Cassazione.

Il libro Gli impostori di Emanuele Fittipaldi

A riaccendere i riflettori sul caso di Emanuela Orlandi è stato Emanuele Fittipaldi nel 2017 con il suo libro rivelazione Gli impostori. Il giornalista vaticanista ha riportato nel volume alcuni documenti che aveva ricevuto da una fonte in Vaticano. Tra questi ci sarebbe una “lettera di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi in un arco di tempo che va dal 1983 al 1997”. A raggelare è l’ultima voce: “Attività generale e trasferimento presso Stato Città del Vaticano, con relativo disbrigo pratiche finali: L. 21.000.000”. La lettera è indirizzata ai vertici della Curia. Fittipaldi si è sempre chiesto se questo documento sia reale oppure sia stato realizzato ad arte. In quello stesso anno la famiglia Orlandi ha chiesto alle autorità vaticane di accedere agli atti conservati sul caso, senza però ottenere alcuna risposta.

Nel 2022 l’attenzione è tornata sulla storia di Emanuela Orlandi con l’uscita del documentario su Netflix Vatican Girl.

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