25 Aprile 2024
Chi è

Chi era Moana Pozzi: famiglia, figlio, marito, politica e com’è morta

Il nome di Moana Pozzi torna al centro dell’attenzione con la nuova serie TV sulla vita di Rocco Siffredi su Netflix disponibile dal 6 marzo 2024. All’anagrafe Anna Moana Rosa Pozzi, è morta nel 1994 a soli 33 anni. La sua morte ha generato importanti indagini e varie speculazioni. Viene ricordata come attrice, conduttrice e anche politica. Ma vediamo ora insieme tutto quello che c’è da sapere.

Moana Pozzi chi era: genitori, sorella e la storia sul figlio segreto

Moana Pozzi è nata a Genova il 27 aprile 1961 ed è la primogenita di Alfredo Pozzi, il quale ha svolto il lavoro di ricercatore nucleare, e di Rosanna Alloisio, casalinga originaria di Lerma, Alessandria. Ha una sorella di due anni più giovane, Maria Tamiko detta Mima, nota con il nome d’arte Baby Pozzi. Con lei Moana ha condiviso tre anni di carriera da pornostar. Per quanto riguarda il figlio di Pozzi, c’è una storia abbastanza complessa da segnalare. Lui è Simone Pozzi, nato l’11 marzo 1979 a Roma. Ha dichiarato di essere l’unico figlio di Moana.

Da piccolo gli avevano detto che era suo fratello. Infatti, solo nel 2006 Simone ha rivelato pubblicamente di essere il figlio segreto di Moana e di averlo saputo nel 2005 tramite Internet. Cresciuto da Alfredo e Rosanna, ha pubblicato un libro sulla sua storia: Moana, tutta la verità. Ma qualcuno ha avanzato dei sospetti sulla sua storia, come Riccardo Schicchi, il quale su Quotidiano Nazionale si è detto convinto del fatto che invece sia il figlio della sorella di Moana, Baby Pozzi. Ma chi è il padre del figlio di Moana? Su questo aleggia il mistero.

Moana Pozzi carriera: dal cinema alla politica

Moana Pozzi ha lasciato la sua famiglia nel 1979, andando a vivere a Roma e lavorando come modella e come comparsa in diversi film. La carriera cinematografica è iniziata nel 1980 con alcune parti i delle commedie e poi le è stato affidato il programma del pomeriggio per bambini su Rete 2, oggi Rai 2, Tip Tap Club, al timone con Bobby Solo e Sergio Leonardi. Ventenne ha iniziato a girare film a luci rosse con degli pseudonimi sempre diversi per non farsi riconoscere. Alla fine è stata scoperta e licenziata dal programma.

L’attrice ha avuto anche un’esperienza nel mondo della politica, molto breve. In particolare, è stata al centro dell’attenzione con le elezioni politiche nel 1992, le ultime della Prima Repubblica, con il Partito dell’Amore, fondato da Riccardo Schicchi e Mauro Biuzzi. Moana, dopo l’uscita di Ilona Staller dal partito, l’ha rifondato diventandone il simbolo.

La morte di Moana Pozzi: teorie e versione ufficiale

Moana Pozzi è morta il 15 settembre 1994 a Lione nell’Hôtel-Dieu di Lione, dove si trovava ricoverata da qualche mese. La sua morte è stata improvvisa e ha fatto parlare, in quanto aveva solo 33 anni. Ufficialmente è stato rivelato che Moana è morta a causa di un tumore al fegato, un carcinoma epatocellulare. Ma sono avanzate anche le ipotesi legate all’AIDS e anche quelle che vedevano false le notizie sulla sua morte, generando teorie di complotto. Dopo i funerali, l’attrice è stata cremata il 19 settembre e le ceneri sono state consegnate alla famiglia, come rivelano i documenti svelati da Chi l’ha visto.

Nel 2004 la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’indagine per capire se Moana fosse ancora viva. L’anno dopo è stato mostrato nel programma televisivo Chi l’ha visto per la prima volta il certificato di morte dell’ospedale di Roma e la famiglia ha sempre confermato tutto.

Moana Pozzi: chi è stato suo marito e cosa c’entra con la sua morte

Nel 1991 Moana ha sposato Antonio Di Ciesco, il quale le è rimasto a fianco fino alla morte. L’uomo ha svelato, in un’intervista per Il Messaggero, nel 2007, di aver aiutato la moglie a morire con l’eutanasia, in quanto il tumore al fegato era in stato avanzato. Moana non voleva affrontare quella lunga agonia e così, quando ha capito che non c’era più niente da fare, pare che Antonio abbia preso degli accordi con lei per farla morire. La Procura della Repubblica di Roma ha poi iscritto l’uomo nel registro degli indagati, mentre Mauro Biuzzi ha smentito il suo racconto.

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