15 Luglio 2024
Letteratura

Perché Dante Alighieri è stato esiliato? La storia in breve

Perché Dante è stato esiliato? Non tutti lo sanno, ma Alighieri non è stato solo un poeta e un letterato, ma anche un politico. Infatti, l’autore della Divina Commedia ha rivestito le cariche prestigiose nel campo della politica italiana. Infatti, va ricordato che ha fatto parte del Consiglio del popolo e nel Consiglio dei Dieci. Inoltre, è stato ambasciato della sua città. Ma dopo aver rivestito questi ruoli, precisamente nel lontanissimo anno 1302, Dante è stato condannato all’esilio. Come capire facilmente perché il poeta è stata esiliato?

Dante Alighieri esilio: perché è stato condannato

Perché Dante è stato esiliato da Firenze? L’autore di una delle opere letterarie più famose è stato condannato per frode, falsità, proventi illeciti, pratiche estorsive, baratteria e malizia. La condanna per Alighieri è stata: l’esilio, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 5.000 fiorini di multa. Inoltre, il poeta rischiava di essere preso e finire al rogo. Pare che il poeta sia rimasto vittima di alcuni giochi politici e così costretto a lasciare la sua amata città di Firenze, dove era nato. Il capoluogo toscano era a quei tempi governato dai golfi neri. Dante è morto senza mai più rivedere Firenze, precisamente a Ravenna nel 1321. Nell’anno 2008 la Commissione Cultura di Palazzo Vecchio di Firenze ha votato per la sua totale riabilitazione di Sommo Poeta. Ma perché si è ritrovato implicato nelle questioni politiche fiorentine?

Esilio Dante Alighieri: il suo ruolo in politica e il processo che ha portato all’esilio

In quel periodo a Firenze vi erano due partiti i Guelfi e i Ghibellini, che erano rivali tra loro. I primi corrispondevano a coloro che sostenevano il Papa (ai tempi Bonifacio VIII), invece i secondi sostenevano l’Imperatori. Il gruppo dei Guelfi erano, inoltre, divisi all’interno: i Guelfi bianchi da una parte e i Guelfi neri dall’altra. Quest’ultimi erano convinti che il Papa dovesse rivestire un ruolo attivo nella politica della città, al contrario i primi erano contrari a questa posizione. Ebbene Dante Alighieri faceva parte del gruppo dei Guelfi bianchi. Il poeta ha dimostrato il suo coraggio non nascondendosi mai da questo, anche nei momenti in cui avrebbe potuto evitare.

I Guelfi neri hanno preso il comando e proprio Papa Bonifacio VIII è passato all’attacco contro Dante, inizialmente accusato di baratteria, ovvero di corruzione. Alla fine, è stato condannato anche per il resto dei reati. Il processo in tribunale è andato avanti senza la presenza del poeta, il quale aveva capito che non poteva difendersi. All’epoca si sosteneva che coloro che non si presentavano al processo erano dei rei confessi, in quanto così sembravano ammettere le loro colpe.

Quando il processo è terminato, il 10 marzo 1302, Dante è stato esiliato da Firenze:

“Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia”

Da questo momento, Alighieri non ha più visto Firenze, trascorrendo gli anni più tristi delle sua vita, che l’hanno portato a scrivere la sua grande opera, la Divina Commedia.

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